TAZEBAO TORINO

To walk the line

Intendiamoci, non voglio dire che sia male fare ma che sia anche peggio fare male. Ed è fatta decisamente male, ad esempio, la mostra “La città in fotografia” curata da Barbara Bergaglio in collaborazione con la Città Metropolitana di Torino che “intrecciando storia della fotografia, della città e delle sue collezioni” finisce per appendere due stampe su carta da culo di Mimmo Jodice e Gabriele Basilico sulla cancellata esterna anziché all’interno del meraviglioso e decadente giardino di Palazzo Cisterna: controluce per gran parte del giorno e incastrate tra veicoli in sosta vietata, passanti scoglionati, dehors carichi di spritz consumati in bicchieri di plastica.

Cadere nel prossimo

Nell’epoca dell’indifferenza analogica è sempre una buona idea far sbattere fisicamente le persone una nell’altra. Magari a interi blocchi come un enorme fantastico pogo. Avrai notato, infatti, che sempre più esseri umani camminano con la testa bassa e lo sguardo piantato su un qualsiasi dispositivo elettronico abbiano tra le mani, al punto da fottersene completamente del fatto che possano incrociare qualcuno sul cammino. Ebbene, quale migliore di idea di farli incontrare con un’altra bella marea di stronzi con il naso all’insù per osservare delle fotografie stampate nel laboratorio di un cioccolataio e sparse con la densità della merda di piccione sotto ogni portico della città?

Mollami, Mollino!

Così potrai scoprire, ad esempio, il gran cazzo che ti frega della Contessa di Castiglione e “L’invenzione di sé” in piazza Carlo Alberto – meglio la piazza, decisamente, specie nelle prime ore del mattino. Se scoprirai l’arcano della “doppia vela” e camminerai a ritroso – procedendo da Palazzo Campana verso piazza Castello – sarai un pochino graziato da “You Can Have It All 2019/2024″ di Karla Hiraldo Voleau. Poco oltre potrai anche ciondolare impiccato tra le chiappe degli “Acrobati” di Paolo Ventura da un lato di piazza San Carlo, attraversarla meditando sui tre morti e 1.672 feriti tra gli spettatori della sciagurata proiezione su megaschermo di Juventus-Real Madrid del 3 giugno 2017, approdando sul lato opposto tra le surreali code di fanatici del gelato al latte o al tiramisù e segnare sull’agenda per un altro giorno “Replace” di Diana Markosian alle Gallerie d’Italia.

Peggio va a chi sceglie di puntare verso piazzetta Carlo Mollino e l’Archivio di Stato dove, oltre alle più che inflazionate fotografie di nudo alle amiche del suddetto, si trova poco niente se non qualche cimelio storico tra i soggetti “Messi a nudo” anche da Wilhelm von Gloeden e Auguste Belloc. In maggioranza bulgara non potevano che dominare i corpi femminili ma, fortunatamente, spunta anche qualche cazzo sebbene venga da chiedersi perché, oltre che pochi, i nudi maschili vengano relegati dietro cornici riflettenti e in una stanzetta da sacrestano.

Mollami, Mollino!

Anche una zeppola acida può essere salvata dai canditi e, dopo tanto noioso cazzeggiare, la grazia arriva attraverso Cripta747 da cui merita davvero andare a sentire messa. Se il pezzo forte sono le immagini selezionate dall’artista britannico Mark Leckey per “Catabasis” nello sprofondo di un parcheggio del Gruppo torinese trasporti, un gioiello nascosto lo troverai proprio sopra le porte dell’inferno onirico degli automobilisti, negli spazi di Cripta747 all’incrocio tra via Giolitti e via Accademia Albertina dove spiccano per la collettiva “Metamorphosis” le opere di Ada Zielinska.

cena killer

Arrivati a questo punto, non poteva mancare l’extra. Ovvero, la sezione del Festival in cui – a mio modesto avviso – si trova uno dei progetti più interessanti, almeno, per la tematica individuata: le consegne a domicilio e il lavoro povero. “Riders…sfrecciano via veloci”, curata da Sandra Raffini con le fotografie scattate da Carlo Raffini tra Torino e Nizza aprono uno squarcio visivo su un mondo ignorato attorno a uno dei giardini in cui molti di loro si ritrovano per riposare o attendere le consegne. Piazza Carlo Felice, Giardini Sambuy.

Il contrasto tra realtà e immagine è ancora più forte nei giorni in cui le cronache cittadine riportano la notizia della morte di Adnan Salah Elsayed, rider trentaduenne di origine egiziana che, beffa tra le beffe, sognava di diventare un fotografo professionista ed è stato trovato senza vita la notte del 19 aprile lungo la strada della Creusa, per una consegna in un zona impervia della collina.

Nel frattempo la NIdiL Cgil ha segnalato un’ulteriore contrazione delle tariffe riconosciute ai rider, che hanno raggiunto minimi compresi tra 1,90 e 2,60 euro a consegna, cifre ritenute del tutto inadeguate a garantire una soglia di reddito dignitoso. La gravità di tale situazione è amplificata dal fatto che Foodinho S.r.l., la società che gestisce il marchio Glovo in Italia, è attualmente soggetta a controllo giudiziario da parte della Procura di Milano nell’ambito di un procedimento penale che ipotizza reati di caporalato e sfruttamento del lavoro.

A.A.A. Uomo in affitto

La proverbiale fortuna che deriverebbe dal pestare una deiezione animale arriva così, inattesa, distraendo lo sguardo dal desiderio onanistico dei pigmalioni in salsa Bogia nen [bʊʤaˈnɛŋ] per spostarlo a quel vero arsenale di bellezze che sono tutt’altro che nascoste all’ombra della Mole Antonelliana. Quella che il tempo ha trasformato in un’opera d’arte è un semplice volantino che, partito quasi come una sfida alla sorte avversa dai muri della Barriera di Milano è approdato in centinaia di copie sulle cabine elettriche e le cassette postali del centro. Lo ha inventato Roberto – all’epoca un “tuttofare” cinquantenne – proponendosi come “Uomo in affitto” capace di riparare ogni cosa ed eseguire qualsiasi tipo di lavoretto domestico. Non deve aver mai smesso tanto che, qualche anno fa, la sua storia è servita da spunto nel romanzo di Claudia Grande “Bim Bum Bam Ketamina” (Il Saggiatore, 2023)

¡Que viva Claudiano!

A colorare più recentemente il grigio di questa città e a chiedere uno sforzo parecchio ben ripagato all’attenzione è l’artista di strada Claudiano.jpeg che da Bologna ha portato qualcuno dei suoi personaggi in miniatura anche a Torino. Peccato per l’idiota che ha violato “Ornella Divanoni” tra via Po e piazza Castello e il “Sognificio” sempre sotto gli stessi portici ma, con pochi passi ci si consola davvero d’ogni cialtroneria.

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